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Ada MAZZEI

Candisce e cristallizza la superficie delle infiorescenze, il loro corpo, la loro fragile epidermide, restituendole come presenze ectoplasmiche proiettate dall'inconscio.

 
 
Ada Mazzei
Nasce in San Pietro in Lama, figlia di Antonio, artista della pietra leccese. 
Vive e lavora a Lecce.
Compie i suoi studi artistici presso il Liceo Artistico della Città.
Dopo un periodo di riflessione, riprende a dipingere nei primi anni novanta. La sua prima mostra personale nel 1998 con "Particolari" nel Centro d'Arte Telamone di Lecce, testo di Ercole Pignatelli. Ha un'attività molto ricca con positive recensioni e critiche. Nel 2000 a Roma la Ca' d'Oro Gallery presenta una sua personale dal titolo  "Il colore dei fiori traspare.." Non solo ha il coraggio di misurarsi con il grande formato, ma di colpo si presenta nel 2002 con una mostra "Nel giardino di un'anima " all'aeroporto "Charleroi" di Bruxelles, come artista in possesso di una tecnica consolidata e di uno stile sicuro.
È il 2003 quando a Milano negli spazi di Seno Gallery nella sua personale "Un certo rosso che nasce dal di dentro" mostra la bellezza dell'esistente filtrandola attraverso il suo sguardo sensibile. Continuano i suoi successi di mostra in mostra, a Napoli nel 2008 presenta "Battito" con Voluptas gioielli, nel Castello di Carlo V a Lecce nel 2010 presenta "Belcore", ottenendo notevoli successi di critica e oggi alimenta una vivace attenzione tra i collezionisti.
 
 
 
 
INSTAGRAM_MI... di Cesare Biasini Selvaggi
 
Nulla in pittura è come appare. Né dovrebbe o potrebbe esserlo. La pittura è un processo essenzialmente mentale che ricopre il volto del mondo trasfigurandolo e trascendendolo con una superficie sottilissima e ingannevole, facile a dissolversi solo quando un'occhio attento vi si fissa in meditazione alla ricerca dei suoi significati oltre l'ostentata reticenza, verso il sublime dell'idea. Se si vuole decriptare, almeno parzialmente, la pittura di Ada Mazzei, che prende inizio alla fine degli anni Ottanta, occorre liberarsi subito delle apparenze, squarciarne senza indugio il velo, perchè non è da loro che promana quel vago senso di insondabile ambiguità, quel fascino arcano, quello stesso solitario potere. Contrariamente a quanto appare, infatti, i suoi elementi fitomorfici (corolle aperte, stami estroflessi, steli erti, calici turgidi) raffiguranti in dimensioni macroscopiche come se fossero visti dopo un colpo di zoom, non sono mai semplici né innocenti rappresentazioni del reale. Sono fiori, fiori dipinti che sembrano spuntare improvvisamente dal buio degli sfondi scuri esibendo la varietà e la bizzarria delle loro forme, sbalorditive quanto ristrette nel tempo. Compaiono così ora una Brugmansia ora una Solandra maxima, che subito però vengono messe dall'artista in condizione di mostrare sia il loro corpo misterioso sia la loro vita interiore, come se ci fosse in loro un'anima da restituire alla luce. La visione macroscopica offerta da Ada Mazzei serve proprio a questo, a portare in uno spazio impercettibile come la tela l'intero corpo del fiore, tutta la sua complessità e la sua carica di sottintesi simbolici e allusivi. Perché la sua arte non è risposta, non è soddisfazione, ma investigazione, domanda, complicazione. Perché partendo da ciò che è visibile questi oggetti diventano sguardi aperti su una dimensione ultraterrena: nel divino per chi ha fede in un dio, nel metafisico per chi ha fede nella ragione. Perché la luce né naturale né mentale, ma implacabile e quasi siderica, che sembra provenire da un faro misterioso di un diverso mondo, candisce e cristallizza la superficie delle infiorescenze, il loro corpo, la loro fragile epidermide, restituendole come presenze ectoplasmiche proiettate all'inconscio. Presenze dalla memoria di cose viste,di persone amate e trapassate, da cui prende sostanza l'immaginazione di Ada Mazzei che va componendo una vera e propria mitografia dell'esistenza, intrisa di una sanguigna emotività che de-forma, de-struttura sezionando il soggetto originario. Conservandone tuttavia il riferimento semantico, tradotto nei sensuali anfratti, negli umidi opercoli degli strati psichici e spirituali più profondi e spesso dolorosi della vita umana. Perché un fiore ricco dell'embricatura di larghi petali porta la freschezza del momento, dell'attimo e, nello stesso tempo, racchiude lo scorrere irreversibile del tempo dietro l'incombente appassimento, la corruzione viva e in divenire che abbellisce ed estrania la realtà sulla superficie calma e immobile della tela. Perché Ada Mazzei vede lo splendore effimero delle cose intorno a noi e le propone come attimi immobili di una vicenda che sta tra un antecedente e un futuro di una realtà oggettiva definita prossima a essere divorata dall'oblio. Perché lo sfondo scuro che domina dietro questi oggetti forma un profondo buco nero, come se quella riunione di corolle, stami,steli, calici, fosse appena prelevata dalle profondità insondabili dei cieli, residuo di una notte primordiale. Perché le forme di Ada Mazzei sono spiazzanti instantanee dei momenti cruciali del divenire, degli instagram_mi cioé, come in un social network, scatti condivisibili dell'immaginario della community degli spettatori su quel sempre attuale dispositivo mobile che è la tela, applicando quei sapienti e originali effetti pittorici per un risultato finale sorprendente. Sono una possibilità di ristabilire nell'uomo un tempo di sosta, di riflessione che invece le tecnologie immateriali dell'informazione tendono oggi a sottrarre con la loro capacità di mettere in comunicazione e soddisfare i "bisogni relazionali" a distanza. Per Ada Mazzei l'arte significa riportare l'uomo nello spazio problematico di una conoscenza e un'esistenza senza fine. In questo caso la sua pittura diviene instagram_mi che aprono e chiudono per congelare quei miracolosi momenti fatali attraverso cui si svolge il dono della vita. Un processo creativo volto a persuaderci che l'enigma nonché il privilegio dell'esistenza, cioé l'uomo, abbia un senso oltre l'immanenza e che proprio nella sua apparente caducità, come quella di un fiore, risieda la sua eternità.
 
 
 
 

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