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Gabriella LEGNO

I lavori di Gabriella Legno evocano sensazioni profonde, che scaturiscono dal supporto fra pennellate di colore e una strutturazione essenziale trattata dall'artista come luogo delle emozioni.Le composizioni dell'artista sono dunque visioni in cui emozioni e ricordi si stemperano nell'evanescenza della carica cromatica. Sapienti sfumature e delicate alternanze di colore si affiancano l'un l'altra, nelle opere di Gabriella Legno, in un raffinato gioco di colore dal gusto rigorosamente astratto. 
Paolo Levi 
 
 
GABRIELLA LEGNO 
Nasce a Lecce, riceve una formazione artistica che la conduce attraverso una prima fase figurativa, poi surrealista e infine astratta, rispondendo l’astrazione, con maggiore efficacia, alle tensioni spirituali che costituiscono i temi nevralgici del suo stile. Il padre, scultore, le permette, sin dalla prima infanzia, di trascorrere del tempo nel suo laboratorio. Quel luogo, la sua luce, l’atmosfera impregnata di creatività, l’amore per l’arte e l’innovazione, per la sperimentazione e la scoperta, riempiono le sue giornate e i sogni di bambina. Fin dall’età di cinque anni ella sostiene che sarebbe diventata pittrice. Il sogno comincia a prendere forma nel momento della scelta dell’indirizzo di studi: arti figurative e musica. Grazie ai viaggi che compie con la madre visita i più importanti Musei del mondo ed ha modo di apprezzare e studiare da vicino capolavori dell’arte.
Gabriella Legno si diploma presso l’Istituto d’Arte e l’Accademia di Belle Arti di Lecce con il Prof.Luigi Spanò. Consegue successivamente il diploma in Graphic Design (CEE).
Dal 1991 ad oggi ha esposto in Musei e Gallerie d’Arte in Europa, Egitto, Asia e Stati Uniti dove nell’anno 2013, ha rappresentato la cultura italiana in importanti eventi tenutisi in California, legando anche le sue esposizioni d’arte ad eventi benefici dedicati in particolar modo alla tutela dell’ambiente (Heal the Bay – Santa Monica, CA).
Nel 2014 è stata selezionata come artista partecipante alla fase finale della Esposizione Triennale delle Arti Visive a Roma avviata dal celebre Storico e Critico dell’Arte Contemporanea Achille Bonito Oliva, nella sezione “Arte Paradisiaca”.    
Nel 2015 ha presentato le sue opere pittoriche all’Asia Contemporary Art Show in Hong Kong.
Ha partecipato ad altri innumerevoli eventi ed è presente in pubblicazioni e cataloghi internazionali quali:
–“IXFlorenceBiennale2013
– “Annuario d’Arte” 2014 a cura del prof. Vittorio Sgarbi
– “Biennale di Milano” 2015, Mondadori
– “Artisti contemporanei al Louvre” 2016, EAEditore L’estro creativo e il linguaggio espressivo unico e originale le hanno  permesso di ottenere riconoscimenti internazionali tra cui:
– “Premio Internazionale della Pace nel Mondo” accreditato presso le Nazioni Unite, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Monreale
– “Oscar dell’Arte” Premio Biennale per le Arti Visive, Montecarlo
– “Premio Oslo città del Nobel”, Oslo, Norvegia
– Gran Nomina di Accademico Dioscuro d’Oro”, Roma
– “Il Sallentino” Riconoscimento d’Onore nella Cultura Salentina ed Euromediterranea, Lecce
– “Premio della Critica “II Biennale Internazionale di Arte Moderna e Contemporanea Città di Lecce
– “Premio Internazionale della Cultura” a cura di Paolo Levi, Palermo
– “Premio Internazionale Tiepolo”, Milano
– “International Award Francisco Goya”, Barcellona
Nel 2016 è stata organizzata dall’Università del Salento una retrospettiva sull’artista.
Opere di Gabriella Legno sono state acquisite da aziende ed enti pubblici e privati tra cui Facoltà di belle Arti di Luxor, Banca Popolare Pugliese, Camera di Commercio di Lecce.
L’artista, rappresentata da Gallerie d’arte nazionali e Internazionali, recentemente ha accostato all’astratto alcune “visioni” architettoniche della terra natia raccolte nella serie “Barocco che incanta. Lecce oltre il visibile”.
Queste opere sono state esposte in una Personale nell’ambito di Expo Universale Milano 2015.
L’evento patrocinato da Regione Puglia, Provincia di Lecce, Città di Lecce, Università del Salento e inaugurato dal regista Edoardo Winspeare e da Biancaneve Codacci Pisanelli, Dirigente del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, è stato presentato sul sito del Ministero dei Beni culturali “Very Bello!”
 
 
…di Vittorio Sgarbi     
Due anime complementari, separabili, ma meno lontane di quanto le meccaniche, spesso sterili distinzioni fra astratto e figurativo possano far credere, convivono nella pittura di Gabriella Legno. Una di queste anime quella che con eccesso di inerzia mentale si definirebbe figurativa, mantiene in realtà il contatto con il terreno a portata di mano dell’artista, che non è, per quanto possa far parte del suo quotidiano ordinario, un terreno qualsiasi. E’ il campo, fisico e spirituale, del Barocco leccese, idolatrato attraverso la rappresentazione di alcune delle sue architetture più seducenti, ma non certo per ottenere delle cartoline turistiche. Il Barocco, l’architettura, Lecce tutta, nello splendore del suo centro storico, sono il presupposto, la piattaforma da cui spiccare il volo alla ricerca della dimensione “oltre il visibile”, per dirla con le parole della Legno, che quel prodigio in terra ha generato, promettendo di poterne continuare a generare  anche altri, in qualunque tempo, presso qualunque gente, se solo si sapesse accondiscendere. Così la chiesa  delle Alcantarine, perfettamente riconoscibile grazie alla dimestichezza della Legno con le regole del buon disegno, si proietta come un missile verso un cielo profondo e mostoso come un oceano, snellita lateralmente come se avesse perso gli stadi, proprio come un vero vettore astronautico. Ancora meglio farebbe San  Matteo, la cui facciata, con quel suo aspetto sfaccettato e affusolato, potrebbe anche assomigliare a un’astronave pionieristica, o meglio, a una cosmonave (i sovietici preferivano chiamarle in questo modo), se non a un razzo dei fumetti di Flash Gordon; e infatti non manca di slanciarsi verso un orizzonte di fuoco  d’artificio, ancora più intrigante del cielo d’oceano, anche se in una diversa versione della stessa Legno, zavorrata dall’edificio che lo precede e da vortici di venti lunari, San Matteo sembra compiere un percorso  inverso, trasformato imprevedibilmente in un batiscafo picardiano destinato a scandagliare chissà quali abissi sconosciuti, in fondo uguali e  contrari ai cieli d’oceano e gli orizzonti di fuoco d’artificio dei quali si è appena  detto. Questa intenzione di idolatrare il monumento rifiutando l’adorazione passiva, rappresentandolo non per sacralizzarne l’immagine, ma per vedere oltre da essa, mi fa ricordare l’atteggiamento con cui Robert  Delaunay, fra il 1909 e il 1911, si è confrontato con la Tour Eiffel, oltraggiandone l’immagine canonica - ora destrutturandola come in un’esplosione, ora rimontandola come fosse un’improbabile Torre di Babele - per cavare da essa qualcosa che andasse al di là dell’oggetto fisico, un archetipo della spiritualità moderna  pienamente partecipe di una nuova dimensione intellettuale, ancora tutta in divenire e in attesa di una definizione chiarificatrice, ma innegabile nella sua  dirompente forza rinnovatrice, come una piena inarrestabile. E’, quello delle variazioni sul tema delle Tour Eiffel, un Delaunay cubista, ancora analitico nella sua smania  disintegratrice, ma che già annuncia una fase diversa, l’Orfismo, originale rispetto alla strada maestra indicata da Picasso e da Braque: sviluppando in qualche modo la lezione del pointillisme, Delaunay cerca nelle libere composizioni della forma-colore, emancipate da qualunque intento rappresentativo, la possibilità di proiettare il proprio io in un’aura mistica in cui stimolazione estetica e sensazione percettiva, esperienza e meditazione, arte e vita diventano una sola, unica, eccitante esperienza, all’insegna del èlan bergsoniano più scolastico.  Eccolo, Delaunay con la moglie Sonia, elaborare, fra il ‘12 e il ‘13, il ciclo delle “forme circolari”, la risposta astrattista in salsa transalpina al primato russo-tedesco sancito da Kandinskij, per poi tornare, a guerra in corso, a lambire  le rive della figurazione. Non mi sarei dilungato, su Delaunay, se non vedessi (Neo-)Orfismo, echi post-divisionisti, misticismo, musiche di colori e forme circolari anche nelle opere astratte della Legno, quelle che, preso il volo dalla terra, dalla sua Lecce, sorvolano l’orbita dell’immateriale, immerse in una visione perpetua che aspira a contemplare, forse, il mistero ultimo, l’idea platonica nel suo stato puramente metafisico. E il viaggio, al centro dell’universo dentro la nostra mente, immensamente più grande di quello reale, diventa senza fine.