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Benedetta DEL COCO

Credo che ogni artista durante il suo percorso sia ossessionato da qualcosa, una ricerca intima e interiore della propria sensibilità. Il mio lavoro è in egual modo una ricerca di pace interiore contemplativa; poter osservare la realtà circostante per poi liberarla, slegarla dalla sua forma visibile, viverla e renderla viva nel colore, nel gesto, nel segno. Un viaggio verso l'immateriale, l'inconsistente, l'emozionale. L'idea da veicolare è quella dell'astratto: un'idea che vuole elevare lo spettatore in visioni e panorami estranei al tempo e al luogo, distaccarsi dal quotidiano per muoversi verso qualcosa di nuovo.
Benedetta Del Coco
 
 
 
Benedetta Del Coco
Nasce a Lecce il 27 Luglio del 1994. Ha studiato presso il Liceo Artistico Vincenzo Ciardo, ha conseguito la laurea triennale a Firenze presso l’Accademia di Belle Arti e studia attualmente al Biennio specialistico di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Lecce e ArtiTerapie presso Artedo. Il linguaggio artistico gioca tra pittura, installazioni e performance, in una comunicazione in cui predomina il gesto, il segno, delicato, dolce, incisivo ed esplosivo. Gesto ed azione sono presupposti fondamentali per la costruzione di una propria identità pittorica e una possibile comunicazione con il mondo esterno, ad un livello profondamente emotivo.
 
 
 
Nota critica di... Valerio Tambone
 
Quando un'artista non prevede minimamente i perimetri dei suoi viaggi, quando non decide in modo cautelativo le sue destinazioni, può sembrare un pericolo: ma in realtà si tratta dell'affermazione della sua esistenza. Nasce l'opera d'arte. Per poter osservare davvero bene ogni tela di Benedetta Del Coco bisognerebbe immaginarsi infinitesimali come un atomo e capire ,senza paura, che siamo di fronte all'universo. Se unissimo tutte le tele in un'unica gigantesca parete avremmo davanti a noi, in modo stupefacente, lo spettacolo danzante delle galassie. Profondità lontane milioni di anni luce che, grazie anche alle teorie di Hawking, non hanno un limite e soprattutto non lasciano mai lo spazionauta nella dolorosa sensazione del vuoto. Tutto è pieno, confortante e soprattutto lento. Lentissimo. Non c'è velocità fragile che l'individuo possa accelerare e che Benedetta non abbia saputo fermare. È coraggio, è rispetto della vita, è aver capito già molto presto che c'è una spirale di fondo che unisce in un unico verso tutti i macro e i micro movimenti . Come non percepirne una sinfonia? Non Wagner, non Beethoven, forse siamo vicini al primo movimento Piano concerto n°2, op 18 di Rachmaninoff, ma anche, assolutamente, al Gurrelieder di Schoenberg. Quella che però nessuno di noi potrà mai minimamente scrivere su una partitura è la sinfonia del feto animale che nasce. Sfido a trovare una differenza tra le acque nutrienti e calde di una placenta in cui un cucciolo prende forma e le nebulose cosmiche, pian piano sempre più visibili grazie alla scienza, "vie del Latte" in cui una stella prende vita o una supernova esplode. Questo accade nel lavoro di Benedetta Del Coco, in cui si assiste alla verginità dell'esistenza. È una condizione originaria, che nel cinema, nella musica, nella letteratura contemporanea si sta ritrovando. Si sta ricercando nel teatro, dopo venti anni in cui si soni rianalizzati i nuclei principali che formano un essere umano, la famiglia, il linguaggio, le relazioni sociali. E dopo averne constatato il crollo e il fallimento ( perché qualcosa l'abbiamo proprio sbagliata!) c'è chi in modo rassicurante e, ad una così giovane età, in modo direi genitoriale ripensa e comincia ad esprimere la potenza colorata della vita, con le sue inquietudini, infinite possibilità, chiaroscuri, ma partorisce energia. Energia pura. In fondo, per una generazione, la nostra, che ha pensato esclusivamente a dare lezioni, ad auto riferirsi, a limitare le possibilità altrui ritenendo di sapere come sarebbe andato il mondo, che è diventata esattamente ciò che criticava quando non aveva ancora il conclamato successo, che ha condito tutto di occidentalizzazione, dimenticando i suoi vicini di casa, che ha impedito il vero e reciproco accrescimento culturale, questa è una bella lezione. In quella placenta ci siamo stati tutti, quell'universo lo guardiamo tutti.