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Alessandro Degrado

 "...Nelle sue opere vi è un’interpretazione personale della sua vita, dove indaga e sperimenta una visione molto personale del “degrado” che lo circonda..."

 

Alessandro Degrado

Nasce a Salerno nel 1989, si diploma nel liceo artistico della sua città, dove sin da subito comprende quale sarà la sua vena artistica che l’aiuterà ad esprimersi per molti dei suoi anni. Oggi la sua pittura assume caratteri simbolici sempre alla ricerca di una connessione tra spirito umano coscienza e cosmo.
Tante le rassegne, riconoscimenti e il successo di pubblico. L’inquietudine di fondo diventa un bisogno di ricerca molto apprezzato dalla critica.
 
 
 
Nota critica di... Mirella Coricciati
 
La sua arte si incammina in un percorso artistico di ricerca pura: lo sviluppo di un linguaggio personale in cui, colpito dal genio indiscusso di Salvador Dali e dal graffitissimo metropolitano di Keith Haring inizia a fantasticare su fogli e tele. D’Andria ha molto da raccontare con colore e rappresentazioni non convenzionali che lo portano a dare una lettura nuova e uno sguardo “polemico” verso una cultura dal quale non si sente più rappresentato. Nella prima fase le sue opere sono molto confusionali ed intrecciate formate da colori molto vivi,piccoli disegni, elementi e tratti infantili che ipnotizzano lo spettatore. L’obbiettivo principale è quello di creare qualcosa di onirico e contestualizzarlo in ambito reale. Nella sua arte tutti gli elementi, le figure e ogni traccia sono rappresentate quasi in maniera claustrofobica per dar vita ad un unico soggetto. Nelle sue opere vi è un’interpretazione personale della sua vita, dove indaga e sperimenta una visione molto personale del “degrado” che lo circonda. Le tele si ingrandiscono e i soggetti diventano singoli superando quella fase del “nascondere” influenzato dalle letture di Charles Bukowski. Quest’ultimo, maggior esponente del “realismo sporco” riesce a dare voce a quello che D’Andria ha sempre cercato di rappresentare. Lo scopo rimane quello di raccontare la vita, in maniera cruda sotto tanti punti di vista, ma nello stesso tempo, creare un diversivo che possa renderla più leggera, in una piacevole visione. Accade anche che dinanzi alle sue opere si possa avere un senso di imbarazzo nell’osservare la sfrontatezza con cui l’artista mette su tela i piccoli dettagli degli organi sessuali, i colori improponibili o le forme eccessive dei seni o la naturalezza con il quale trasforma i più banali animali nelle metamorfosi umane, per D’Andria è facile e semplice nella sua visione un sinuoso corpo femminile si tramuta in un gambero o in un pesce rosso… qui “c’è degrado”.