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V. MONGIO' dell'Elefante

Valeria Mongiò (dell’ Elefante)
 
Figlia d’arte, la madre Mariantonietta  Caracciolo di Santeramo Roccostella , le trasmette la passione per la pittura.
Studia con attenzione i lavori pittorici della sua mamma.
Apprende fin da bambina le basi del disegno e della pittura.  Si diploma in ragioneria  e nel  1986 si diploma  presso  la scuola  di Restauro di Lecce.
Frequenta per oltre 15 anni lo studio di pittura dell’italo Brasiliano Mario Menni dove apprende la tecnica della spatola .
Nell’ ottobre 2012  consegue   il diploma di laurea con il massimo dei voti , presso l’Accademia delle Belle Arti di Lecce. Oggi Frequenta il biennio specialistico in scultura Accademia di belle arti di Lecce Conferimenti
Concorso internazionale di Lettere ed arte IIX “Trofeo del PO” -X Gran premio artistico,1 premio spec. Arte.Dalla sede centrale dell’Accademia ” Città di Boretto”, 28 ottobre 1990 Boretto.
 
 
...di Tommaso Ariemma
Nascita, fanciullezza, maturità, vecchiaia. La vita. Resa possibile quasi sempre da un elemento femminile. Un elemento che accoglie e sostiene. Sono ritratti soprattutto di donne, le opere di Valeria Mongiò dell'Elefante, carichi di tenerezza. Perchè la tenerezza è la qualità evocata, nel suo senso più "forte": il tenere a qualcosa o a qualcuno, il tenere qualcuno. Il tenere, la tenerezza, è alla base anche del sostenere: la crescita, la vita, la morte. Una verità tanto semplice, quando dimenticata. Una verità umana. Non veniamo al mondo mai da soli, ma sempre sostenuti da qualcuno, in compagnia. L'arte contemporanea ci ha così abituati allo scioccante, al disgusto, al cruento da far apparire queste opere spiazzanti a loro modo. La semplicità e la normalità sono, del resto, divenute l'ingrediente fondamentale della letteratura e delle narrazioni seriali più seguite e apprezzate. Come se l'importante non fosse più il "cosa" rappresentare, ma il "come". E Valeria Mongiò lo fa benissimo.