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V. MONGIO' dell'Elefante

Nascita, fanciullezza, maturità, vecchiaia. La vita. Resa possibile quasi sempre da un elemento femminile. Un elemento che accoglie e sostiene. Sono ritratti soprattutto di donne, le opere di Valeria Mongiò dell'Elefante, carichi di tenerezza. Perchè la tenerezza è la qualità evocata, nel suo senso più "forte": il tenere a qualcosa o a qualcuno, il tenere qualcuno. Il tenere, la tenerezza, è alla base anche del sostenere: la crescita, la vita, la morte. Una verità tanto semplice, quando dimenticata. Una verità umana. Non veniamo al mondo mai da soli, ma sempre sostenuti da qualcuno, in compagnia. L'arte contemporanea ci ha così abituati allo scioccante, al disgusto, al cruento da far apparire queste opere spiazzanti a loro modo. La semplicità e la normalità sono, del resto, divenute l'ingrediente fondamentale della letteratura e delle narrazioni seriali più seguite e apprezzate. Come se l'importante non fosse più il "cosa" rappresentare, ma il "come". E Valeria Mongiò lo fa benissimo.
Tommaso Ariemma
 
 
 
V. Mongiò dell'Elefante
Mongiò Dell’Elefante, nasce in Puglia dove dipinge e scolpisce. Figlia d’arte, la madre Maria Antonietta Caracciolo di Santeramo Roccostella, le trasmette la passione per la pittura. Si diploma presso la scuola di Restauro di Lecce, e con il massimo dei voti all’Accademia di Belle Arti. Ha partecipato ad un significativo numero di mostre collettive e personali sin dagli anni ’90, ottenendo importanti premi e riconoscimenti. Il suo sguardo è sempre oltre ciò che lascia vedere. Nella sua spatola una grande poesia soffusa di velate tenerezze. Negli ultimi eventi: Holiday Art 2017/18 Galleria d'Arte GERMINAZIONI IV.0 Lecce.
Un grande successo di pubblico a Paris nelle sale delle Arti Decorative del Louvre, nel 2017 con "L'Arte fertile del Sud".
"Arte in vetrina 2018" con NextArt Cultura.
Le sue opere sono state presentate con grande interesse della critica a Parigi - Carrousel du Louvre nel Salon International d'Art Contemporain.
 
 

Nota critica di... Patrizia Dal Maso

Artista salentina di nobili origini vive e opera in provincia di Lecce. Ispirata dalla madre pittrice si accosta all’arte del pennello sin da bambina.  Sul finire degli anni ‘80  Valeria Mongiò  avvia la sua formazione artistica presso l’atelier di un noto pittore locale, dal quale apprende i rudimenti del disegno figurativo e diverse  tecniche pittoriche, tra le quali la pittura a spatola che adotterà a lungo nella sua produzione artistica.  Valeria si dedica alla pittura in chiave prettamente realistica, cercando di cogliere lo spirito di luoghi e  persone che immortala non senza una ricerca cromatica e luministica di particolare intensità. Gli anni ’90 la vedono  attiva con numerose esposizioni personali e collettive in Italia e all’estero, partecipa a diversi concorsi di pittura dove, non di rado, riscuote riconoscimenti e onorificenze. Nel 2010 dà  un nuovo impulso alla sua vita d’artista  iscrivendosi al corso di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, specializzandosi anche in discipline plastiche, . La Nostra cerca e instaura un fruttuoso  scambio culturale con i docenti suoi interlocutori, sperimenta tecniche e materiali, rinnova il proprio linguaggio espressivo, raggiungendo risultati di grande effetto emozionale. Negli anni mette a punto uno stile  riconoscibile nella pennellata dinamica, nella ricerca cromatica e negli effetti volumetrici delle figure. Nuova linfa vitale scorre anche nella tecnica pittorica: spesso mista, acrilico, olio,  pennellate precise, levigate oppure dense e scabre, capaci di catturare la luce, una luce solare, ben distribuita, che unisce e nel contempo separa, creando il rapporto intimo, ineffabile tra luce e colore. Valeria Mongiò costruisce l’immagine in base a questo rapporto,  il suo principale obiettivo è emozionare tramite il medium che domina magistralmente. Il ricco repertorio di soggetti da lei dipinti o scolpiti  tratteggiano uno spirito curioso, animato da intenti indagatori di chiara marca verista che rimandano al filone figurativo e spaziano dallo scorcio di paesaggio salentino a quello limpido del fondale  marino, dal ritratto di famiglia alle piccole ballerine in tutu, dal bestiario medioevale al volo di un elegante  rapace. Raffigurazioni mai banali o retoriche, piuttosto sono visioni di una realtà filtrata dal proprio essere al mondo. Un filtro che si appalesa  sulla superficie pittorica nel selezionare ora gesti, ora sguardi, con lo stesso criterio della messa a fuoco della macchina fotografica,  l’artista trasferisce in un diario ideale i frames della sua esistenza fissando  la sua  verità, fatta di emozioni e incanti.